In qualità di presidente del circolo Name Diffusion ho pubblicato la notizia del presidio che verrà fatto da Libera a Varese questa serata. Come ho già scritto nel commento alla notizia, torno a sottolineare che ad ora non siamo davanti a una sicurezza delle colpe. Ovviamente nulla ci toglie il dubbio che l’attentato possa essere di stampo mafioso, ma il fatto che si sia davanti a un dubbio e che le indagini siano aperte non può permetterci di dare un giudizio definitivo. In tutta Italia, da Milano a Napoli, si sono già attivati vari circoli, associazioni e liberi cittadini per manifestare nelle piazze. Il messaggio che sta uscendo è un messaggio corretto, giusto e innegabilmente etico: le mafie vanno combattute e noi tutti dobbiamo essere sensibilizzati a questi problemi. Sono d’accordo nel doversi soffermare a comprendere quanto successo in termini di vite umane e in termini dei problemi che ne conseguiranno (sia fisici che psicologici) per coloro che sono stati investiti direttamente da questo avvenimento. Non posso tuttavia dimenticare che le indagini per ora aperte non sono arrivate a conclusioni sicure (ovviamente questo non preclude il fatto che i nostri dubbi maggiori possano essere confermati a breve). Se da una parte è iniziata una operazione di sciacallaggio da parte di alcuni elementi della stampa (vedasi le foto pubblicate della ragazza morta), è pur sempre vero che molti di noi, in buona fede, hanno già puntato il dito contro i presunti omicidi. Nulla però mi vieta di ricordare che a volte i nostri ragionamenti, pur nella loro onestà etica, si possono rivelare falsi e controproducenti. Chi vorrà partecipare a queste manifestazioni deve perciò porsi davanti al fatto che non si tratta solo di manifestazioni contro la violenza, ma di manifestazioni contro la violenza delle mafie nate dal contesto preciso dell’attentato a Brindisi. Se anche il presupposto di un attentato mafioso dovesse rivelarsi esatto, ci si deve tuttavia rendere conto che non possiamo utilizzare facilmente dei casus belli sperando in una loro esattezza a posteriori. Gino Strada ha parlato, per analogia, a un (quasi) attentato di guerra. Non posso sottoscrivere queste sue parole perché non si basano, per adesso, su una sicurezza conclamata. Preferisco quindi attenermi alle indagini (nella speranza che vadano a buon fine) lasciando la possibilità a chiunque di comportarsi davanti a ciò come meglio reputa. Spero perciò che nel caso in cui si dovesse avere un risultato che escluda la pista mafiosa, ciò non risulti essere controproducente per coloro che combattono le mafie, e che le vittime di oggi non si trovino ad essere meno “importanti”. Guido Negretti



