Blog di Arci
Tuesday June 18th 2013

Spending review o macelleria sociale?

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Così proprio non va. Il decreto approvato ve­nerdì dal governo non è una spending review, ma solo l’ennesima manovra iniqua, che penalizza i ceti più deboli e imprime un’ulte­riore spinta recessiva alla nostra già depressa economia. Certo che servirebbe eliminare gli sprechi, dare più efficienza e trasparenza alla pubblica amministrazione, ridurne i costi mantenendo intatti i benefici per i cittadini. Ma quella manovra fa tutt’altro, non mette in discussione i criteri di funzionamento della macchina e la qualità della spesa. La stessa riduzione degli organici sembra rispondere più a un calcolo matematico che ad un vero progetto di riorganizzazione dei servizi. Non c’e una strategia, ma solo l’idea di far cassa coi tagli lineari, il tristemente noto ‘metodo Tremonti’. Togliere ancora risorse alla sanità significa minare la qualità e l’accessibilità dei servizi mettendo in discussione il carattere universa­listico di un sistema sanitario che resta invece modello di eccellenza a livello europeo. Tagliare altri fondi ai Comuni significa mortificare le esperienze più virtuose di welfare locale, colpire i servizi pubblici locali, dall’assistenza ai trasporti. Sono mazzate ai cittadini, non agli sprechi. E poi il sistema giudi­ziario: che senso ha chiudere i tribunali proprio in territori ad alta densità mafiosa, dove sono presidi indispensabili della legalità democratica? E ancora la difesa, dove si taglia sul personale ma si conferma la folle spesa per gli F35 che da sola vale tutti i 12 miliardi tolti alla salute e al welfare. E ancora i tagli all’università e alla ricerca, ai diritti sindacali con la riduzione dei permessi retribuiti. Di fatto siamo di fronte a una nuova manovra recessiva. Si fanno quadrare i conti per rinviare l’aumento dell’iva ma non si liberano risorse per rilanciare consumi e investimenti. Non si esce dalla spirale rigore – recessione che sta trascinando il Paese in una dramma­tica emergenza sociale. Si presentano queste misure come scelte tecniche oggettive e indiscutibili quando invece sono precise scelte politiche tutte interne all’ideologia liberista per cui le responsabilità sociali non esistono, l’intervento statale è un danno e la spesa pubblica uno spreco. Noi non ci stiamo: la spesa pubblica è necessaria per garantire equità e diritti, va solo resa più efficiente. E insistiamo: in un Paese che brucia miliardi a causa dell’evasione fiscale e della corruzione, la vera spending review è recuperare quelle risorse.

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