Da Arcireport del 19 giugno 2012
Si apre domani in Brasile il vertice Onu convocato per affrontare la questione dei cambiamenti climatici e le prospettive della green economy come via d’uscita dalla crisi. E’ l’occasione per un bilancio dei pochi progressi e dei molti fallimenti di due decenni di politiche ispirate allo sviluppo sostenibile. Fu la Conferenza di Rio nel 1992 a porsi per la prima volta l’obbiettivo di ridurre le emissioni inquinanti, dando vita alla Convenzione che avrebbe poi prodotto il Protocollo di Kyoto, tuttora inattuato per la mancata ratifica di grandi potenze industriali, nonostante importanti impegni come quello dell’Europa con il programma 20 20 20. L’emergenza climatica è il tema che meglio rappresenta la crisi epocale che stiamo vivendo. Il riscaldamento atmosferico causato dalle attività dell’uomo sta alterando in modo irreversibile l’equilibrio biologico del pianeta fino a metterne a rischio la stessa sopravvivenza. Dal 1990 al 2010 le emissioni di CO2 sono aumentate del 49%. 11 degli ultimi 12 anni sono stati i più caldi della storia. Nel 2008 per la prima volta si sono sciolti i ghiacciai eterni dell’Artico, mentre quelli del Tibet arretrano di 35 metri l’anno. La desertificazione di intere aree del pianeta avanza distruggendo territori e biodiversità. Milioni di profughi ambientali abbandonano la propria terra resa invivibile da alluvioni, ondate di caldo, siccità. E mentre la parte ricca del mondo ha risorse e tecnologie per far fronte a questi eventi e mitigarne gli effetti, quella più povera ne subisce le conseguenze e non ha strumenti per difendersi. Il fattore tempo incombe, eppure i veti incrociati impediscono di concludere un accordo globale realmente vincolante per limitare le emissioni nocive. Da Cancun a Copenhagen a Durban, tutti i vertici di questi anni si sono conclusi con nuovi rinvii mentre il cambio climatico continua inarrestabile la sua corsa. Anche a Rio già si annuncia difficilissima la possibilità di un accordo. Di fronte all’evidenza del nesso fra crisi economica e ambientale, i governi riuniti a Rio hanno una responsabilità storica: prendere atto dell’insostenibilità di uno sviluppo che ha distrutto il pianeta e prodotto squilibri e disuguaglianze, e della necessità di cambiare rotta, verso un’altro modello economico e sociale. L’hanno ben chiaro sindacati, organizzazioni sociali e movimenti che a Rio si danno appuntamento nel summit dei popoli per la giustizia ambientale e sociale. In gioco c’è il futuro di tutti.











