Anche quest’anno, e precisamente il 30 marzo scorso, la Carovana internazionale antimafie, promossa da Arci, Libera e Avviso Pubblico, in collaborazione con Cgil, Cisl, Uil e La Ligue de Enseignement, è ripartita per il suo sedicesimo viaggio. Come è tradizione di questo evento, lo scopo non è solo quello di denunciare le situazioni critiche che emergono nei territori attraversati, ma anche quello di portare solidarietà e rendere visibili le tante esperienze positive di lotta alle mafie, alla corruzione, al malaffare che esistono in Italia.

Al termine delle circa 70 tappe di un viaggio che durerà 69 giorni, la carovana arriverà il 6 giugno a Milano dove si terrà la manifestazione conclusiva, e in contemporanea ci saranno due eventi a Firenze e Roma, per ricordare le stragi di mafia avvenute in quelle città 20 anni fa. Ma una seconda parte di Carovana raggiungerà in ottobre (dal 3 al 10) le città francesi di Marsiglia, Nizza, Tolone, Nimes e Bastia. La tappa che toccherà Busto Arsizio e Varese è prevista per martedì 14 maggio prossimo, ma le associazioni che sostengono l’iniziativa hanno già organizzato due eventi preparativi a Varese (venerdì 10) e Cassano Valcuvia (sabato 11) con la collaborazione di due circoli ARCI, uno storico (Filmstudio’90) e l’altro di recente costituzione (Il Farina). Questo il calendario:
Venerdì 10 maggio 2013 – Varese, Sala Filmstudio ’90
ore 18.30, proiezione di “MM MILANO MAFIA” di Bruno Oliviero e Gianni Barbacetto, Italia, 2012, 73’
Un film sulla presenza della Mafia a Milano e sulla cecità di una città che non vuole vedere i segnali della pervasione delle mafie nel suo tessuto. Quelli della mafia del pizzo, degli omicidi e dell’occupazione del territorio e quelli della mafia degli affari, del riciclaggio e dei colletti bianchi. Ingresso gratuito – Introduce Giulio Rossini, ARCI Varese. A seguire aperitivo della legalità con i prodotti di Libera.
Sabato 11 maggio 2013 – Cassano Valcuvia, Circolo Il Farina
ore 18, proiezione di “MM MILANO MAFIA” di Bruno Oliviero e Gianni Barbacetto. Ingresso gratuito – Introduce Mauro Sabbadini, ARCI Varese. A seguire apericena a cura di Libera. Ore 21, concerto jazz/ gospel con Gilder Sun.
Martedì 14 maggio 2013 – Arrivo della Carovana Internazionale Antimafie 2013 a Busto Arsizio
ore 18, accoglienza della carovana davanti al Tribunale, successivamente ritrovodavanti al Municipio / tempietto civico; ore 18.30, intervento “orazione” di Maurizio Grigo, Procuratore della Repubblica. Presidio in piazza S. Giovanni: · banchetto raccolta firme proposta di legge iniziativa popolare “Riattivo il lavoro” · video di Libera sul tema dei beni confiscati e attività nei territori · interventi e testimonianze · reading / ping-pong di interventi nella piazza fra la gente · musica / concerto · pic-nic in piazza
Promuovono: CGIL, ARCI, ACLI, Libera, Auser, Ammazzatecitutti, ANPI sez. G.Castiglioni, Comunità di base, Amici del Quadrifoglio, Allegra Brigata Sinetema, Amici di Angioletto Castiglioni, Legambiente, Masci (Movimento Adulti Agesci), Medicina Democratica, Comitato Antifascista bustese. Aderiscono: Agesci Busto 3, Agesci Busto 1, Associazione 26per1, Comitato soci Coop Lombardia Busto-Cassano Magnago-Legnano.
Tags: ARCI, Busto Arsizio, Carovana Antimafie 2013, Cassano Valcuvia, Circolo Filmstudio'90, Circolo Il Farina, Gianni Barbacetto, Giulio Rossini, libera, Maurizio Grigo, mauro sabbadini, varese
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In occasione della seconda edizione della Global Migrants Acion Day del 18 dicembre, cinque associazioni milanesi hanno unito le forze organizzando una serie di incontri culturali per avvicinare la cittadinanza alla tematica della migrazione e dei diritti spesso violati delle donne e degli uomini che ogni giorno rischiano la vita alla ricerca di una vita più dignitosa.
Come sottolinea il manifesto della Giornata Mondiale per i Diritti dei Migranti “Migrare è una scelta per la vita: per sfuggire alla miseria o alla guerra, per costruire un futuro per sé e per i propri famigliari. Tuttavia, purtroppo, attraversare le frontiere, terrestri o marittime, vuol dire spesso vivere situazioni pericolose e rischiare la vita. Le rotte migratorie nel mondo sono punteggiate di fosse comuni e di tombe. Sono anche luoghi in cui migliaia di persone scompaiono nel nulla ogni anno, lasciando i loro famigliari nell’angoscia dell’incertezza”.
I temi sono dunque quelli delle frontiere: sia quelle da attraversare come confini terrestri o marittimi sia quelle che separano un incontro fra culture ed esperienze di vita.
Ogni storia proposta e raccontata in FilmaMi vuole invece abbatterle, sia con storie di vita quotidiana, di incontro e confronto, sia con esempi di lotta e di coraggio, di primavere che sono sbocciate e che hanno lasciato i propri figli e frutti in diversi luoghi e in pagine ancora da raccontare e spiegare.
Le associazioni organizzatrici:
Accesso Coop Sociale, Arci Milano, Associazione interculturale Todo Cambia, Soleterre-Strategie di Pace ONLUS e MEDInaTerranea.
Le proiezioni avranno luogo dal 12 al 18 dicembre in diversi circoli ARCI della città. L’ingresso alle proiezioni è gratuito con tessera Arci obbligatoria.
Tags: ARCI, FilmaMi, Global Migrants Action Day
Category Non Profit, Terzo Settore e Volontariato, Notizie dal mondo |

Non abbiamo esitato a esprimere in questi mesi la nostra solidarietà alle popolazioni del sud-Israele così come a quelle di Gaza, vittime di chi sceglie a Tel Aviv come a Gaza l’uso delle armi. Siamo convinti che oggi il modo migliore per esser loro vicini è la dura condanna e l’isolamento internazionale del governo israeliano. La grande offensiva militare che sta lanciando, chiamata ”colonna della difesa”, metterà ancora a ferro e fuoco la striscia di Gaza con l’obiettivo di dar seguito al lavoro iniziato, e in qualche modo per loro interrotto, con piombo fuso. Occorre impedirglielo Occorre alzare la voce e isolare Netanyahu. Il suo cinismo, grazie al colpevole silenzio della comunità internazionale, sta oltrepassando ogni limite. Vittima sacrificale l’intera popolazione di Gaza. La sovradimensionata “autodifesa”, l’uso spregiudicato dell’opzione militare, promossa da Netanyahu, ha l’obiettivo di spostare l’attenzione dell’elettorato israeliano dai problemi sociali alla sicurezza, di sabotare l’iniziativa palestinese di richiesta all’Onu di riconoscere la Palestina come stato non membro, di lanciare segnali minacciosi allo stesso Abu Mazen, ai fratelli musulmani al potere in Egitto, all’Iran. Oggi la situazione nel Medioriente è diversa dai tempi di piombo fuso. Sono cambiati gli equilibri regionali, altri protagonisti si sono affermati, la crisi siriana coinvolge l’intera regione. Aggiungere tensione e fiamme a un equilibrio precario può far precipitare nel caos e nella violenza l’intero Medioriente. Anche per questo occorre fermare e isolare Netanyahu. L’escalation di violenza promessa da Netanyahu si inserisce in un contesto di stallo grave del processo di pace israelo-palestinese, conseguente a politiche di fatto compiute da parte del suo governo in questi anni, che, come ha dichiarato l’Unione Europea il 5 luglio scorso, non solo mettono in mora il processo di pace, ma rischiano di rendere impossibile la soluzione dei due stati per due popoli. La risoluzione UE cita l’insediamento di nuove illegali colonie, il continuo abbattimento di case e infrastrutture palestinesi, l’isolamento di Gerusalemme est, la deportazione di popolazione, il blocco della striscia di Gaza, ecc. Anche per questo, nell’interesse dello stesso popolo israeliano, occorre fermare e isolare Netanyahu. Alziamo la voce della società civile, chiediamo con forza al governo italiano, all’Unione Europea, alla comunità internazionale di rientrare dalla propria colpevole latitanza, di non essere né indifferente, né complice. Spetta a loro fermare Netanyahu e costringere il governo israeliano a percorrere la via della pace fondata sui diritti di tutti, palestinesi e israeliani, sulla fine dell’occupazione.
In allegato il comunicato rilasciato da un gruppo di internazionali che vivono nella striscia di Gaza e lavorano negli ambiti del giornalismo, dei diritti umani, dell’educazione, dell’agricoltura.
Tags: ARCI, cooperazione internazionale, flavio mongelli, gaza, netanyahu, paolo beni
Category Notizie dal mondo |

Lunedì 29 Ottobre 2012, ore 11.30, Milano, Ambrosianeum, Via delle Ore 3, Arci Lombardia, AUSER Lombardia, CNCA Lombardia, ConfConsumatori,
Legacoop sociali e Movimento Consumatori terranno un incontro/ conferenza stampa su “Vincere la crisi, associazioni a confronto. Quale futuro per il welfare”
Interverranno: Mazzoli, Psicosociologo, esperto servizi welfare
Parteciperanno: Massimo Cortesi, Vicepresidente Arci Lombardia – Sergio Veneziani, Presidente Auser Lombardia – Claudio Figini, Presidente CNCA Lombardia - Felice Romeo, Presidente Legacoop servizi/sociali – Piero Pacchioli, Presidente Movimento Consumatori Lombardia.
Sei associazioni lombarde, grazie a un contributo sul tema delle nuove vulnerabilità sociali del sociologo Gino Mazzoli, si interrogano sulle possibili forme di partecipazione alla vita collettiva e sugli scenari del welfare e della mutualità di domani.
L’incontro sancirà l’avvio di un percorso comune, che si sviluppa nell’ ambito del progetto finanziato da Regione Lombardia “Svegliamoci e Sognamo”, che vuole favorire l’individuazione di risposte ai bisogni della cittadinanza in tempo di crisi e di mutamento sociale e economico.
Se interessati confermare la propria presenza all’ indirizzo mail: comunicazione@movimentoconsumatorimilano.it.
Tags: ambrosianeum, associazioni, consumatori, crisi, milano, welfare
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Cari amici,
I poliziotti che hanno massacrato di botte e ucciso mio figlio 18enne Federico Aldrovandi non andranno in carcere e sono ancora in servizio. Vi prego di unirvi a me per chiedere una legge forte contro la tortura che faccia pagare le forze dell’ordine per i reati commessi e prevenga omicidi come questo. Firma la petizione – la consegnerò direttamente nelle mani del Ministro degli Interni non appena raggiungeremo le 100.000 firme:
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I poliziotti condannati per aver picchiato e ucciso mio figlio 18enne Federico Aldrovandi non andranno in carcere e sono ancora in servizio. C’è un solo modo per evitare ad altre madri quello che ho dovuto soffrire io: adottare in Italia una legge contro la tortura.
La morte di mio figlio non è un’eccezione: diversi abusi e omicidi commessi dalle forze dell’ordine rimangono impuniti. Ma finalmente possiamo fare qualcosa: alcuni parlamentari si sono uniti al mio appello disperato e hanno chiesto di adottare subito una legge contro la tortura che punirebbe i poliziotti che si macchiano di questi crimini. Per portare a casa il risultato però hanno bisogno di tutti noi.
Oggi è il compleanno di mio figlio e vorrei onorare la sua memoria con il vostro aiuto: insieme possiamo superare le vergognose resistenze ai vertici delle forze dell’ordine e battere gli oppositori che faranno di tutto per affossare la proposta. Ma dobbiamo farlo prima che il Parlamento vada in ferie! Vi chiedo di firmare la petizione per una legge forte che spazzi via l’impunità di stato in Italia e di dirlo a tutti – la consegnerò direttamente nelle mani del Ministro dell’Interno non appena avremo raggiunto le 100.000 firme:
http://www.avaaz.org/it/italy_against_torture_patrizia/?bpDQUbb&v=16106
Federico era già ammanettato quando i poliziotti lo hanno picchiato così forte da spaccare due manganelli e da mettere fine alla sua giovane vita. Dopo anni di vero e proprio calvario, la Corte di Cassazione li ha condannati per eccesso colposo a tre anni e mezzo, ma i poliziotti dovranno scontare solo 6 mesi senza farsi neanche un giorno di carcere a causa dell’indulto e incredibilmente sono ancora in servizio. L’impunità succede spesso in casi come questo, perché il governo non ha ancora adottato un reato preciso e quelli esistenti cadono spesso in prescrizione.
La perdita di mio figlio mi ha quasi distrutto, ma sono determinata a cambiare il sistema. I difensori dei diritti umani ritengono che una legge che adotti la Convenzione Onu contro la tortura, che l’Italia ha ratificato nel 1989 e che non ha mai rispettato, garantirebbe alle vittime italiane della tortura e della brutalità dello stato un corso veloce della giustizia e sanzioni appropriate, da accompagnare alla riforma per la riconoscibilità dei poliziotti. Ma ancora più importante, metterebbe fine una volta per tutte all’impunità che garantisce che oggi i poliziotti siano al di sopra della legge.
L’Italia non è il Sudan. Non c’è alcuna ragione per cui il nostro sistema giudiziario provi a mettere sotto silenzio reati commessi dalle forze dell’ordine come violenze, stupri e omicidi, dal massacro alla Diaz al G8 di Genova alle recenti uccisioni come quella di Stefano Cucchi, Giuseppe Uva e Aldo Bianzino. Per favore UNITEVI a me e insieme costruiamo un appello assordante per una legge forte per fermare la tortura e per far espellere gli agenti responsabili di questi crimini odiosi dalle nostre forze dell’ordine – firma sotto e dillo a tutti i tuoi amici:
http://www.avaaz.org/it/italy_against_torture_patrizia/?bpDQUbb&v=16106
Nessuno potrà restituirmi mio figlio, e oggi non potrò festeggiare il suo 25° compleanno con lui. Ma insieme possiamo ripristinare la giustizia e aiutare a prevenire la sofferenza che ho dovuto provare io per la perdita di un figlio portato via dallo stato ad altre madri e ad altre famiglie.
Con speranza e determinazione,
Patrizia Moretti, madre di Federico.
Più informazioni
L’appello perché ciò che è accaduto a Federico Aldrovandi non succeda mai più (Giustizia per Aldro)
http://www.giustiziaperaldro.it/
Caso Aldrovandi, sentenza definitiva. Condannati i quattro poliziotti (La Repubblica)
http://bologna.repubblica.it/cronaca/2012/06/21/news/aldrovandi_sentenza_cassazione-37630821/
In Italia la tortura non è reato (Il Fatto quotidiano)
http://www.radicali.it/rassegna-stampa/lettera-tortura-italia-non-reato
Incontrerò il Ministro Cancellieri ma non posso perdonare i poliziotti (dal blog dei genitori di Federico Aldrovandi)
http://federicoaldrovandi.blog.kataweb.it/federico_aldrovandi/2012/07/07/perdono/
Uno dei poliziotti condannati insulta su Facebook la mamma di Federico Aldrovandi (Corriere della Sera)
http://www.corriere.it/cronache/12_giugno_25/aldrovandi-querela-insulti-facebook-poliziotti_64562480-bebd-11e1-8494-460da67b523f.shtml
Morire di carcere: dossier 2000-2011 (Ristretti Orizzonti)
http://www.ristretti.it/areestudio/disagio/ricerca/index.htm
Tags: avaaz, federico aldrovandi, legge, petizione, tortura
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L’impresa Morellato a Pisa, in piena crisi, rifiuta una commessa militare per pure motivazioni etiche dopo consultazione con i lavoratori. Segue lettera dell’imprenditore Morellato al Distretto di Economia Solidale AltroTirreno.

Accettare o no una commessa militare? Noi diciamo no
Pisa, 11 luglio 2012
Care amiche ed amici del Distretto di Economia Solidale AltroTirreno,la crisi economica e finanziaria sta colpendo pesantemente il tessuto produttivo del nostro Paese. Una situazione generata dall’irresponsabilità di un’economia e di una finanza senza regole si sta sempre più tramutando in imprese che soffrono, lavoratrici e lavoratori in cassa integrazione, fatturati in caduta libera, come sta accadendo nei nostri territori per il caso delle aziende di cui sono titolare, la Morellato Termotecnica (
www.morellatotermotecnica.it) e la Morellato Energia (
www.morellatoenergia.it).
La scorsa settimana è arrivata in ditta una richiesta di sopralluogo e, successivamente, di preventivo, dalla
Wass (http://www.wass.it/WASSWEB/) un’azienda parte del gruppo Finmeccanica e che contribuisce allo sviluppo di tecnologia militare (
http://www.wass.it/WASSWEB/index.php?option=com_content&task=view&id=23&Itemid=140).
Hanno proposto alla Morellato Termotecnica (la ditta del gruppo che si occupa di idraulica, climatizzazione e solare termico) una commessa da 30mila euro circa, 8-10 mila di utile, per diversi interventi tra cui una sistema di raffreddamento per una vasca da 10mila litri, usata nei loro laboratori. E’ una cifra importante, che potrebbe corrispondere a quello che si potrebbe ottenere con l’installazione di 38 climatizzatori o di 12 impianti di solare termico e che ci aiuterebbe a tamponare almeno temporaneamente i problemi dell’oggi. L’attuale situazione di crisi economica, il crollo del fatturato e le difficoltà che stanno affrontando le nostre aziende, ci ha messo nelle condizioni di dover scegliere tra coerenza e necessità, tra accettare una commessa che avrebbe dato ossigeno alle casse ma derogando sui principii etici oppure rifiutare in nome di una coerenza di base, ma contraddicendo le basi della razionalità economica.
Abbiamo aperto una discussione interna ed un confronto con OdES, l’Officina dell’Economia Solidale di Pisa, a partire dal Patto per il Distretto di Economia Solidale che ci siamo impegnati a sottoscrivere lo scorso maggio e che definisce la cornice di coerenza e di cooperazione reciproca all’interno della quale gli aderenti al patto dovrebbero muoversi ed agire. Tutto questo ha portato a sviluppi importanti.
Lunedì scorso, dopo una riflessione sofferta, abbiamo deciso di mandare un’email alla Waas confermando l’intenzione di non procedere con la proposta commerciale. Nonostante la crisi aziendale non sia risolta né migliorata nel corso degli ultimi giorni. Un estrapolato del testo è qui sotto
“[...] Alla fine abbiamo deciso che non presenteremo la nostra offerta per l’impianto da installare [...].
Siamo consapevoli che il nostro contributo alla realizzazione della struttura militare sarebbe stato marginale e certamente ci sarà un’altra azienda che ci sostituirà, ma non ce la sentiamo di mettere le nostre competenze al servizio di un’opera che potrà sviluppare tecnologia bellica.
Mi scuso per il tempo che le abbiamo sottratto e la ringrazio per la fiducia che ci aveva accordato [...]“.
La discussione interna e la disponibilità dimostrata da OdES, hanno aiutato ad evitare di fare un passo in una direzione insostenibile, almeno eticamente. Rimane però aperto tutto il resto: la necessità di dare risposte all’interno dell’azienda a chi, tra i lavoratori, potrebbe non capire; l’importanza di approfondire forme di solidarietà e collaborazione all’interno del Patto del Distretto di Economia Solidale; il ruolo positivo che ha giocato e che potrebbe giocare l’economia solidale nell’aiutare le persone (prima che le aziende) a non rimanere compressi tra necessità e coerenza.
Per questo crediamo importante andare avanti assieme, anche con il supporto delle reti dell’economia solidale e sociale, perchè non debba più accadere che imprese come la nostra si debbano trovare in situazioni simili.
L’attuale momento storico è difficile per tutti e le vie d’uscita sono molte. Noi abbiamo scelto quella della cooperazione e dell’approccio etico all’economia. Nonostante i problemi, anche davanti alle difficoltà crediamo non si possa derogare su certi principii. Ma per poter andare avanti abbiamo bisogno anche di voi, del vostro sostegno e della vostra collaborazione.
Un caro saluto
Valerio Morellato
Titolare e amministratore
Morellato Termotecnica e Morellato Energia
Tags: ambiente, crisi, fotovoltaico, morellato, pisa, rifuto
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Così proprio non va. Il decreto approvato venerdì dal governo non è una spending review, ma solo l’ennesima manovra iniqua, che penalizza i ceti più deboli e imprime un’ulteriore spinta recessiva alla nostra già depressa economia. Certo che servirebbe eliminare gli sprechi, dare più efficienza e trasparenza alla pubblica amministrazione, ridurne i costi mantenendo intatti i benefici per i cittadini. Ma quella manovra fa tutt’altro, non mette in discussione i criteri di funzionamento della macchina e la qualità della spesa. La stessa riduzione degli organici sembra rispondere più a un calcolo matematico che ad un vero progetto di riorganizzazione dei servizi. Non c’e una strategia, ma solo l’idea di far cassa coi tagli lineari, il tristemente noto ‘metodo Tremonti’. Togliere ancora risorse alla sanità significa minare la qualità e l’accessibilità dei servizi mettendo in discussione il carattere universalistico di un sistema sanitario che resta invece modello di eccellenza a livello europeo. Tagliare altri fondi ai Comuni significa mortificare le esperienze più virtuose di welfare locale, colpire i servizi pubblici locali, dall’assistenza ai trasporti. Sono mazzate ai cittadini, non agli sprechi. E poi il sistema giudiziario: che senso ha chiudere i tribunali proprio in territori ad alta densità mafiosa, dove sono presidi indispensabili della legalità democratica? E ancora la difesa, dove si taglia sul personale ma si conferma la folle spesa per gli F35 che da sola vale tutti i 12 miliardi tolti alla salute e al welfare. E ancora i tagli all’università e alla ricerca, ai diritti sindacali con la riduzione dei permessi retribuiti. Di fatto siamo di fronte a una nuova manovra recessiva. Si fanno quadrare i conti per rinviare l’aumento dell’iva ma non si liberano risorse per rilanciare consumi e investimenti. Non si esce dalla spirale rigore – recessione che sta trascinando il Paese in una drammatica emergenza sociale. Si presentano queste misure come scelte tecniche oggettive e indiscutibili quando invece sono precise scelte politiche tutte interne all’ideologia liberista per cui le responsabilità sociali non esistono, l’intervento statale è un danno e la spesa pubblica uno spreco. Noi non ci stiamo: la spesa pubblica è necessaria per garantire equità e diritti, va solo resa più efficiente. E insistiamo: in un Paese che brucia miliardi a causa dell’evasione fiscale e della corruzione, la vera spending review è recuperare quelle risorse.
Tags: f35, spending review, Tremonti
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Da Arcireport del 4 luglio 2012

Strana storia quella della riforma del mercato del lavoro approvata dal Parlamento a colpi di fiducia nell’indifferenza generale. Una legge che non piace a nessuno, voluta alla fine solo dal presidente del Consiglio e dal ministro Fornero, formalmente bipartisan ma in realtà non condivisa (per opposti motivi) neppure dai partiti che l’hanno votata. Si dirà che si è trattato di un voto di fiducia al governo in vista del vertice europeo, più che di consenso alla legge. Ma è grave (e inedito nella storia repubblicana) che su temi di così grande rilevanza si legiferi solo in virtù di una condizione di emergenza e in aperto dissenso con le parti sociali. Pesano i giudizi negativi dei sindacati e degli stessi imprenditori: critiche di segno opposto, ma non sempre scontentare tutti vuol dire essere nel giusto. Gli elementi positivi che pure ci sono (la prevalenza del lavoro a tempo indeterminato, la stretta sui contratti a progetto, il tentativo di mettere ordine negli ammortizzatori sociali) vengono vanificati dai molti errori di merito e di metodo commessi, nell’assurda ostinazione di voler demolire l’articolo 18, nella scelta di non ricercare l’accordo preventivo con le parti sociali. Ciò che ne esce è una legge non solo iniqua, che riduce tutele e diritti dei lavoratori, ma anche sostanzialmente inutile; una legge che non ridurrà la disoccupazione e non porterà lavoro ai giovani, ma accelererà la deriva verso il darwinismo sociale. E allora è lecito chiedersi: era questa la priorità? Perché Monti doveva esibire proprio questo risultato a Bruxelles? Ancora una volta il ricatto della crisi diventa il pretesto con cui i poteri economici e finanziari pretendono di scaricare sui più deboli il prezzo del loro fallimento. Non va bene, non si salva l’Italia senza una maggiore equità sociale. Al vertice europeo il premier ha ottenuto un indubbio successo in termini di credibilità e prestigio dell’Italia. Ma bisogna fare anche altro per invertire la tendenza in direzione della crescita e degli investimenti per lo sviluppo. Prendere atto che una parte del paese non ce la fa più e non può sopportare ulteriori tagli alla spesa sociale; che c’è bisogno di far fronte all’emergenza adottando misure straordinarie di redistribuzione. Le risorse si possono trovare: con un’imposta patrimoniale sulle grandi ricchezze, tagliando sprechi e privilegi, colpendo la corruzione e l’evasione fiscale. Queste sono le priorità che il governo continua a ignorare.
Tags: arcireport, equità sociale, evasione fiscale, governo, patrimoniale
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